Le falsificazioni sciite
a proposito di Fâtima e ‘Umar


Le falsificazioni sciite a proposito di Fâtima e ‘Umar.

di G.F. Haddad

  Nel Sahîh Bukhârî è riportato che dopo la morte del Profeta – che Dio lo benedica e gli doni la Pace –, in un primo momento gli Ansâr si riunirono fra di loro e richiesero per loro il califfato, fino a che Abû Bakr (radiAllahu anhu) non ricordò loro che il Profeta – che Dio lo benedica e gli doni la Pace – aveva ristretto l’Imâra ai Quraysh, mentre ‘Alî, al-Zubayr ibn al-‘Awwâm e altri – che Dio si compiaccia di loro – (radiAllahu anhum) si chiusero nella casa di Fâtima fino a che, più tardi, anche loro prestarono giuramento d’alleanza ad Abû Bakr – che Dio si compiaccia di lui.   Oltre a questi fatti autentici, certe persone senza scrupoli hanno infarcito l’episodio con elementi di violenza e coercizione che vengono spudoratamente attribuiti agli storici Sunniti, ma dei quali i Compagni del Profeta – che Dio si compiaccia di loro – e la Sunna autentica sono completamente innocenti.   Fra queste falsificazioni, ricordiamo quanto segue:   “Essi chiesero conferma del giuramento, ma ‘Alî e Zubayr stettero lontani. Zubayr estrasse la spada (dal fodero) e disse: “non la rinfodererò fino a che il giuramento di fedeltà non venga reso ad ‘Alî”. Quando Abû Bakr e ‘Umar lo vennero a sapere, quest’ultimo disse: “Colpiscilo con un sasso e prendigli la spada”. È stato affermato che ‘Umar si gettò sulla porta della casa di Fâtima e la sfondò con forza, dicendo a coloro che vi erano dentro che essi avrebbero dovuto dare il loro giuramento di fedeltà volenti o nolenti”. [I]

Opera sunnita consultata: Ta’rîkh di Tabarî, edizione inglese, vol. 9, pp. 188-189.

Il testo di Tabarî in realtà dice: «‘Umar disse: “Prendete la sua spada, e con essa colpite le pietre”. Poi ‘Umar andò alla casa e prese Zubayr e ‘Alî dicendo loro: “Volenti o nolenti!”. Allora essi fecero il loro giuramento di fedeltà”. Questo testo è evidentemente una falsa tradizione, in quanto ‘Alî giurò fedeltà ad Abû Bakr solo alcuni mesi dopo, come riportato nel Sahîh Bukhârî e altrove». [1]

Un’altra falsificazione è la seguente:   “Quando ‘Umar giunse alla porta della casa di Fâtima, disse: “Per Dio, brucerò la casa con te dentro, a meno che tu non esca e dia il giuramento di alleanza ad Abû Bakr”. [II]   Opere sunnite consultate: Ta’rîkh di Tabarî (ed. araba), vol. 1, pp. 1118-1120. Ta’rîkh di Ibn Athîr, vol. 2, p. 325. Al-Isti‘âb di Ibn ‘Abd al-Barr, vol. 3, p. 975. Ta’rîkh al-Khulafa di Ibn Qutayba, vol. 1, p. 20. Al-imâma wa al-siyâsa di Ibn Qutayba, vol. 1, pp. 19-20.

La tradizione citata non esiste né in Tabarî né in Ibn Athîr, mentre Al-isti‘âb afferma solamente che ‘Umar disse minacciosamente: “Farò questo e quello, a meno che lei non esca”. Per quanto riguarda Ibn Qutayba e le sue presunte opere Ta’rîkh al-khulafa’ e Al-imâma wa al-siyâsa, in realtà esse sono dei falsi a lui attribuiti, ma che Ibn Qutayba non ha mai scritto [2].

  Un’altra falsificazione:   “Abû Bakr disse, basandosi sull’autorità di una tradizione autentica, che dopo la dipartita del Profeta (sallAllahu alayhi wa sallam), quando la gente gli prestò fedeltà, ‘Alî e Zubayr si recavano abitualmente da Fâtima Zahrâ, la figlia del Profeta, per consultarsi fra di loro. Quando questo fatto fu riferito a ‘Umar, egli andò da Fâtima e disse: «Oh figlia del Profeta! Non ho amato nessuno come ho amato tuo padre, e nessuno, dopo di lui, mi è più caro che te. Ma giuro per Dio che se queste persone si riuniranno qui con te, il mio amore non mi impedirà di dare alle fiamme la tua casa». [III]   Opere sunnite consultate: Ta’rîkh di Tabarî, negli eventi dell’anno 11 AH Al-imâma wa al-siyâsa di Ibn Qutayba, vol. 1, inizio del libro pp. 19-20. Izalatul Khilafa di Shâh Walî Allâh Muhaddith Dihlâwî, vol. 2, p. 362. ‘Iqd al-farid di Ibn ‘Abd Rabbah al-Malik, vol. 2, capitolo della Saqîfa.

Ciò non si trova nel Ta’rîkh di Tabarî; e abbiamo già detto che né Al-imâma wa al-siyâsa né il Ta’rîkh al-khulafâ’ sono opere di Ibn Qutayba, trattandosi invece di falsificazioni; Al-`iqd al-farid è un’opera di storia letteraria [3], mentre Shâh Walî Allâh è una fonte molto tarda, la quale è del tutto irrilevante a riguardo.

Si riporta anche che ‘Umar disse a Fâtima (la quale stava dietro la porta di casa sua): “So che il Profeta di Dio non ha mai amato nessuno più di te, ma questo non mi impedirà di andare avanti nella mia decisione. Se queste persone sono nella tua casa, brucerò la porta davanti a te”. [IV]   Opera sunnita citata: Kanz al-ummâl, vol. 3, p. 140.

Quanto precede è una menzogna. In realtà il Kanz al-ummâl (#14138) dice: «Trasmesso da Aslam: “Quando Abû Bakr ricevette il giuramento di fedeltà in seguito alla dipartita dell’Inviato di Dio – che Dio lo benedica e gli doni la Pace –, ‘Alî e Zubayr erano soliti recarsi presso Fâtima, la figlia del Messaggero di Dio – che Dio lo benedica e gli doni la Pace –, e consultarsi con lei, esitando a fare il loro giuramento di fedeltà. Quando la notizia di ciò giunse alle orecchie di ‘Umar ibn al-Khattâb, egli si recò al cospetto di Fâtima e disse: “Oh figlia del Messaggero di Dio, non ho amato nulla in tutto il creato più di tuo padre, e niente è più amato da noi, dopo di lui, che te. Ciononostante, per Dio, questo non mi impedirà di ordinare di dar fuoco alle porte di casa tua, se essi vi si riuniranno”. [4] Quando ‘Umar se ne andò, essi giunsero e Fâtima disse: “Sapete che ‘Umar è venuto da me, giurando per Dio che se foste venuti ancora, egli certamente avrebbe bruciato le porte con voi dentro! Per Dio, egli certamente farebbe quanto ha promesso, quindi andate in pace, abbandonate le vostre opinioni, e non venite più a trovarmi”. Essi allora la lasciarono e non tornarono a trovarla fino a quando non prestarono il loro giuramento di fedeltà ad Abû Bakr».   Al-Muttaqî ha indicato questa fonte nel Kanz con la sigla SH, la quale indica il Musannaf di Ibn Abî Shayba, dove questo testo può essere ritrovato (1989 al-Hût ed. 7:432 #37045) con la seguente linea di trasmissione: Muhammad ibn Bishr da `Ubayd Allâh ibn `Umar da Zayd ibn Aslam da suo padre Aslam, il mawlâ di `Umar. Questa è una linea di trasmissione estremamente forte, e tutti i suoi trasmettitori si ritrovano in Bukhârî e Muslim.

Un’altra interpretazione errata è la seguente:   “Abû Bakr disse (nel suo letto di morte): “Avrei voluto non essere andato alla casa di Fâtima, e non avrei voluto aver inviato degli uomini a molestarla, sebbene vi sarebbe stata una guerra se la sua casa avesse continuato a essere usata come rifugio”. [V]   Opere sunnite citate: Ta’rîkh di Ya‘qûbî, vol. 2, pp. 115-116. Ansab ashraf di Baladhûrî, vol. 1, pp. 582 e 586.

La reale traduzione di questo testo del Ta’rîkh di al-Ya‘qûbî [5] è: “Avrei voluto non essere andato alla ricerca della casa di Fâtima e non avervi fatto entrare degli uomini, sebbene vi sarebbe stata della fitna, eccetera”, mentre Tabarî nel suo Ta’rîkh (2; 353) dice solamente: “Non avrei voluto andare alla ricerca della casa di Fâtima, sebbene poi ci sarebbe stata della sedizione (fitna), eccetera”. Nessuno dei testi citati dice le parole: “aver mandato uomini per molestarla”.   Non vi sono resoconti di nient’altro oltre al fatto che ‘Umar entrò nella casa per dire a Fâtima di non permettere più a coloro che si erano trattenuti dal giurare il patto di fedeltà [ad Abû Bakr] di incontrarsi lì. [6]

Un’altra falsificazione:   “Gli storici riportano i nomi delle seguenti persone, che attaccarono la casa di Fâtima al fine di disperdere le persone che lì si rifugiarono: ‘Umar ibn al-Khattâb Khalîd ibn Walîd ‘Abd Al-Rahmân ibn Awf Thâbit ibn Shammâs Ziyâd ibn Labîd Muhammad ibn Maslama Salâma ibn Salim ibn Waqash Salâma ibn Aslam Usayd ibn Huzayr Zayd ibn Thâbit”. [VI]

Nessuna di queste fonti cita alcun nome fra quelli citati qui sopra, tranne quello di ‘Umar.   Un’altra spudorata invenzione dipinge un ‘Umar che chiede del legno da accatastare alla porta di Fâtima, o mentre brandisce una torcia accesa, eccetera. [VII] Niente di tutto ciò è vero. Il Profeta – Dio lo benedica e gli doni la Pace – disse che ‘Umar era un catenaccio contro la sedizione (fitna), e ciò è esattamente quello che ‘Umar fu in quell’occasione, dopo la quale la fitna venne sedata, e tutti lo ringraziarono di ciò.   Qualunque cosa riportino sciiti, wahhabiti, orientalisti o modernisti, ha bisogno di essere continuamente riesaminata. Questi quattro gruppi di persone sono caratterizzate da diverse punti deboli fondamentali nell’ambito della conoscenza del Corano e della Sunna, ma possiedono un punto in comune nel loro metodo: essi sono inaffidabili rispetto alla verità e cercano continuamente di migliorarla (modificandola per i loro scopi). [7]



Note dei traduttori   [1] Ogni citazione che proviene dal testo di Tabarî deve essere singolarmente analizzata verificando ogni volta la linea di trasmissione (isnâd) e confrontandone il testo e il senso con quanto è notoriamente autentico, poiché Tabarî, secondo quanto egli stesso afferma nella introduzione al suo Ta’rîkh, ha riportato acriticamente tutto quello che ha trovato, lasciando ai posteri l’analisi dell’autenticità delle trasmissioni. Sono peraltro numerosi i trasmettitori sciiti in esso citati e, pur senza scartarli per principio, ad essi va prestata particolare attenzione. In questo caso la trasmissione viene giudicata falsa quanto meno nel senso del testo (matn), in quanto in evidente disaccordo con una fonte sunnita assolutamente autentica, il Sahîh di Bukhari, ed altre. [2] Per una convincente confutazione dell’attribuzione ad Ibn Qutayba cfr. il documento presente al link http://www.ansar.org/english/faq20.htm. Sull’utilizzo strumentale e spregiudicato di vere e false fonti sunnite messo in atto dai polemisti sciiti vi è un interessante studio di Mûsâ Furber che cercheremo di tradurre, in shâ’ Allâh. [3] La quale, a detta dei sapienti, non è una fonte affidabile di informazioni storiche. Nel che non v’è nulla di strano, dal momento che l’autore di tale opera, Ibn ‘Abd al-Rabb al-andalûsî (il quale, fra l’altro, era noto per avere spiccate tendenze sciite) ha scritto un’opera eminentemente letteraria, e non storica. Molte tradizioni raccolte in quest’opera mancano della linea di trasmissione (isnâd), elemento probatorio indispensabile la cui mancanza le rende nulle. [4] Il comportamento fermo di nostro signore ‘Umar va compreso alla luce di quanto aveva detto il Profeta: «Se chicchessia rivendica la khilâfa dopo che un khalîfa è già stato scelto tra i musulmani, allora dev’essere ucciso chiunque egli sia» (Muslim, Sahîh). [5] Il quale tra l’altro è un testo sciita e non sunnita, come invece viene erroneamente sostenuto. Al-Ya‘qubi era infatti uno storico sciita ben noto, e viene pergiunta considerato un bugiardo. È famosa la sua falsa accusa nei riguardi di Ibn Shihâb al-Zuhrî nel suo Ta’rîkh, nel quale egli afferma che quest’ultimo fabbricò falsi hadîth in modo da favorire il califfo Umayyade ‘Abd al-Malik ibn Marwan ibn al-Hakam (per la confutazione si veda lo studio presente nel sito: http://www.Islamic-awareness.org/History/Islam/Dome_Of_The_Rock/hajjdome.html [6] Haddâd non dice nulla in merito alla citazione de “Ansâb al-ashrâf” di al-Baladhuri, ma per essa vale esattamente quanto ha detto per il Ta’rîkh di Ya‘qûbî, e quanto abbiamo chiarito nella nota [3]. Si tenga peraltro conto che: di Baladhuri si ignorano le date di nascita e morte, e non si sa nemmeno dove sia nato; che l’opera citata è incompiuta, e quindi mai sottoposta a revisione dal suo Autore né da altri. [7] Chi volesse approfondire ulteriormente le argomentazioni sunnite su questo argomento e su altri ad esso connessi può fare utile riferimento al pregevole studio di Muftî Muhammad Ashraf che si trova al seguente indirizzo: http://www.alinaam.org.za/library/dbeliefs/slegend_umar.htm

*

APPENDICE

Analisi di quanto precede per imparare a riconoscere le tecniche di falsificazione impiegate.

Estrapoliamo ora dalle analisi certosine presenti nel mirabile testo di Haddad, grazie alle quali egli smaschera in modo inappuntabile i procedimenti della propaganda Sciita:

[I] Traduzione falsificata e fonte non verificata che una volta confrontata si rivela falsa. [II] In due delle cinque opere citate la tradizione riportata non esiste (Tabarî e Ibn Athîr); della terza (Al-isti‘âb) viene riportato un testo falsandolo; la quarta e la quinta (Ta’rîkh al-khulafâ’ e Al-imâma wa al-siyasa di Ibn Qutayba) sono dei falsi a lui attribuiti, ma che Ibn Qutayba non ha mai scritto. [III] L’indicazione al Ta’rîkh di Tabarî è falsa; Al-imâma wa al-siyâsa e Ta’rîkh al-khulafâ’ abbiamo già visto che non sono opere di Ibn Qutayba, trattandosi invece di falsificazioni; Al-`aqd al-farid è un’opera di storia letteraria e quindi non è una fonte alla quale si può fare affidamento nella sharî‘a in quanto priva di una autentica linea di trasmissione di garanti, isnâd (viene falsamente elencato come fonte sunnita, mentre l’autore era di tendenza spiccatamente sciita); quella di Shâh Walî Allâh è una fonte molto tarda, la quale è del tutto irrilevante a riguardo. [IV] Il testo che viene proposto è una pura menzogna che non compare nel Kanz al-ummâl (#14138). [V] Viene falsata la traduzione tratta dalla Ta’rîkh di al-Ya‘qûbî, il quale viene falsamente dichiarato sunnita mentre si tratta di uno sciita, con la particolare caratteristica, sottaciuta, di essere noto come un bugiardo); nessuno dei testi citati dice le parole che vengono loro attribuite. [VI] Viene segnalata una lista che falsamente si afferma fare riferimento alle opere citate. [VII] Una spudorata invenzione.

Riaggregando:

- tre traduzioni falsate
- tre citazioni inesistenti
- due opere falsamente attribuite a un autore sunnita (vengono ripetutamente citate: due volte ciascuna)
- due opere di autori indicati come sunniti mentre in realtà si tratta di autori sciiti
- una fonte letteraria priva di valore - una fonte tardiva la quale è del tutto irrilevante in quanto non è una fonte primaria
- una pura menzogna che non esiste nella trasmissione autentica a cui si riferisce che anzi la smentisce
- una spudorata invenzione

Totale: 14 falsificazioni su 14 affermazioni.

Non c’è una sola citazione vera: ecco quanto valgono le loro argomentazioni. Sunniti che riponete in loro la vostra buona fede, non fidatevi! Sciiti che amate sinceramente la Gente della Casa, destatevi!

*

ADDENDA

Mentre correggevo questo documento, dovendolo ripubblicare a causa di alcuni errori di formattazione (divina Provvidenza?) mi sono chiesto da dove Haddâd avesse attinto le affermazione sciite che confuta. Ebbene, egli cita nientemeno che la celeberrima A Shi’ite Encyclopedia, Version 1.5. Per essere, come affermano, un “compendio delle loro scienze”, sembra ben poco affidabile… ma molto emblematico. Così come emblematico è l’atteggiamento biasimevole di chi ripropone ostinatamente, due anni dopo che è già stato efficacemente confutato da Haddâd, proprio lo stesso documento (cfr. il gruppo web in lingua italiana “Islamsciita”, a firma ‘Abbas, con il titolo “L’attacco alla casa di Fâtima (A)” (sic!), datato 02-02-2003, presente nel ramo “Sunni-Shia”). Corre l’obbligo di acquisire la retta scienza prima di dedicarsi al diffonderla, pena la diffusione di falsità anziché della verità: ma chissà se si tratta di ignoranza o di malafede?



G.F. Haddad, “Le falsificazioni sciite a proposito di Fâtima e ‘Umar”. Traduzione e note a c. di `Abd al-Malik e `Abd al-Shakûr. Appendice e Addenda a c. di `Abd al-Shakûr. © 2004 Abdul-Shakur. Tutti i diritti riservati. Riprodotto con il permesso esplicito dell’Autore del documento originale.

Autore, titolo e indirizzo web del documento originale: G.F Haddad, “Fâtima and `Umar Shi`i forgery”. http://groups.google.it/groups?hl=it&lr=&group=soc.religion.islam" soc.religion.islam Data: 2001-06-13 08:01:03 PST http://groups.google.it/groups?hl=it&lr=&selm=9g7v76%247tr%241%40samba.rahul.net

Pubblicato da Living Islam su concessione del gruppo: Compagni del Profeta® http://groups.msn.com/CompagnidelProfeta

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Dio l’Altissimo ha detto: «Rispettate il patto, in verità del patto vi sarà chiesto conto» (wa awfû bi-l-‘ahdi inna-l-‘ahda kâna mas’ûla) (Cor. 17:34). L’Inviato di Dio ha detto: «I musulmani sono tenuti ad onorare i loro impegni», e «L’uso dei beni di un musulmano senza il suo permesso è proibito».





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